“quarantena” giorno 12.

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Sono passati 12 giorni, 12 giorni da quando siamo stati informati di questa chiusura. Dovevamo fare una sola cosa: stare a casa. E invece no, non abbiamo avuto abbastanza forza di volontà, e ora ci troviamo a dover vivere ancora questo incubo. Ma ora sì che ci rendiamo conto di quanto era bella la nostra “solita routine”, o sbaglio?

Tutti perennemente ossessionati dal cercare di alterare la “monotonia” di tutti i giorni, solo ora ci rendiamo conto di quanto tutto quello fosse bello. Ed era bello proprio perché ci accompagnava durante tutte le nostre giornate.

Son sicura che ognuno di noi ora pagherebbe per poter bere un caffè con un amico, per avere un abbraccio, per ricevere un bacio, per assaporare una birra in compagnia ridendo insieme delle solite cose, che in fin dei conti non erano poi così male.

È proprio vero, si vede l’importanza delle cose quando non si hanno più, ma spero che tutta questa confusione, tutta questa anormalità ci insegni qualcosa.

Ci insegni a non dare per scontato nulla, ci insegni a non sprecare una giornata al sole per poter stare davanti ad uno schermo, ci insegni a coltivare le nostre passioni che magari abbiamo potuto riscoprire durante questo periodo anomalo. Spero che ognuno di noi sfrutti tutto questo per scavare all’interno di se stesso e riscoprirsi.

E spero che una volta passato tutto, si facciano solo passi avanti e non indietro; facciamo sì che questa esperienza ci renda migliori, più consapevoli di ciò che conta veramente nella nostra vita.

Sono d’accordo, tutto questo è snervante, frustrante, basti pensare a chi nutriva certe aspettative su questo periodo, a chi aveva deciso di sposarsi finalmente, a chi ha dato alla luce un bambino, a chi ha compiuto gli anni; a chi magari, come me, si immaginava il suo ultimo anno di scuola diverso da come realmente è.

Bere il caffè al cambio d’ora, litigare col proprio vicino di banco, prendersi in giro tra compagni, lamentarsi perennemente dei compiti e dei professori, avere l’ansia per le verifiche, addormentarsi durante lezione, aspettare la matura per poter finalmente staccare da tutto, divertirsi in compagnia, avere ansia per le simulazioni… ed è solo l’inizio di un elenco di cose che mi sarei aspettata da questo anno scolastico.

Siamo sempre tutti a lamentarci della scuola, ma ora più che mai penso che a ognuno manchi almeno un po’. Certo, bello svegliarsi tardi, fare lezioni comodamente seduti sul proprio letto o su una scrivania, non doversi truccare o preparare per andare a scuola, ma non vi manca quel senso di “sicurezza” che accompagnava tutte le vostre giornate?

Il dover correre per non perdere la corriera, cercare di rimanere svegli durante il tragitto per ripassare quella dannata materia, lo scherzare con gli amici… insomma, mica male la solita routine, no?

Sono la prima a sperare che tutto questo finisca presto, però dato che non si prospetta molto breve questo periodo, sfruttiamolo e cerchiamo di trarne le cose positive.

Riflettiamo sulle persone e sulle cose che ci hanno circondato fino ad ora, quelle di cui ora sentiamo la mancanza, quelle a cui probabilmente non abbiamo mai dato l’importanza che meritavano.

Linda Cappellari, 5CART

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